STRUTTURA E METALLI
Catenina rivière realizzata con grani sfaccettati di Adularia degradée, Minuscole Perle di Fiume e goccia liscia di Calcedonio naturale trattato.
Lunghezza girocollo 40 cm.
Gancio a scatto in Argento Placcato Oro 21 kt 1 micron, finitura professionale con schiaccini e canuttiglia.
Toni dal Rosa al Salmone, dal Beige al Greige con riflesso gatteggiante. Goccia Rosa Malva, pasta lattiginosa. Perle con lustro rosato, di forma irregolare poiché completamente naturali.
🌿 SIMBOLISMO, ADULARIA
II e III Chakra.
Calore, Fiducia, Apertura, Senso di Sé.
Questa gemma, molto spesso imitata con riproduzioni sintetiche per la sua colorazione delicata e rasserenante, nella sua varietà naturale può variare in colorazione dal Bianco-Ghiaccio lattiginoso al Sabbia, all'Arancio chiaro, fino a saturazione nelle varietà più pregiate. Viene legata simbolicamente ad un approccio di apertura fiduciosa e osmotica dal mondo interiore all'esterno e viceversa.
🌿 SIMBOLISMO, CALCEDONIO
V Chakra.
Relazione, apertura, comunicazione non violenta. Spontaneità e Pace interiore, non-belligeranza.
🌿 SIMBOLISMO, PERLA DI FIUME
II e VII Chakra
Legata alle forze dell'Acqua e della Luce, la Perla incarna un principio generativo che non ha nulla a che vedere con la 'femminilità' nel senso più greve e binario del termine, ma con la capacità di creazione sottesa agli elementi dai quali deriva, presente in tutte gli esseri, indipendentemente dal sesso biologico o dall'identità di genere.
Il processo di nascita di questo tesoro organico e acquatico consiste nella reazione del mollusco che la custodisce a un corpo estraneo. Il mollusco inizia a secernere una sostanza, la Conchiolina, per racchiudere l'intruso capitato o introdotto tra le valve della conchiglia, disinnescandone così le proprietà urticanti. Depositandosi e stratificandosi sul corpo estraneo, questo insieme di proteine secrete dall'animale dà vita in tempi talvolta molto lunghi alla Perla, che nell'antichità classica veniva chiamata ‘Margarita’, ovvero Bianca, Luminosa.
Che si tratti di un altro essere, di un'idea, di un progetto, di un desiderio o di un'intenzione, la Perla ci insegna a generarlo con fiducia e a 'incapsulare' gli ostacoli che arrivano lungo strada, imparando, facendone tesoro e sublimandoli in qualcosa di trasformativo e pieno di Luce.
CATENINE IMPIRARESSA
Perché ho scelto questo nome?
Impiraressa deriva dal veneziano ‘impirar’, ‘infilare’.
Queste catenine si chiamano così in memoria della tradizione delle Impiraresse, gruppi di donne lavoratrici e proletarie che dalla metà del XIX secolo si unirono, a Venezia (soprattutto nei sestieri di Cannaregio e Castello, e nell'isola di Murano), in importanti proteste sindacali che segnarono un momento di svolta nel processo di emancipazione femminista della Proto- e Prima Ondata.
Quello dell'Impiraressa era un vero e proprio lavoro specializzato, connesso al mondo dell'artigianato del Vetro.
Le fornaci muranesi producevano quintali di microperle ricavate da canne colorate e tirate a mano 'a caldo': due operai fissavano una canna di vetro con due pinze alle due estremità e disponendosi in senso longitudinale rispetto alla lunghezza dello stanzone in cui si trovavano procedevano a distanziarsi tirando il vetro semifuso fino a creare una bacchetta sottilissima, che non collassava proprio grazie all'aria contenuta al suo interno, la quale in un secondo momento avrebbe contribuito a creare il foro centrale delle perline.
Una volta tirata la canna, essa veniva tagliata in tantissime 'fettine' di 2 mm ca, a formare quelle che sono passate alla storia come ‘conterie’ proprio per il loro utilizzo in fili realizzati con perle 'contate'. Chi 'contava' le perle erano proprio le Impiraresse, che ricevevano il materiale direttamente a casa attraverso l'opera di alcune mastre intermediarie, e lavoravano a cottimo.
Il lavoro era duro, lunghissimo, difficile da realizzare al lume delle lampade a olio negli interni umidi e semibui delle case veneziane e per questo veniva effettuato spesso nei campielli, in gruppo, alla luce diretta del giorno. Questa pratica permise alle lavoratrici di connettersi, fare rete e unirsi per denunciare le gravose condizioni di lavoro sottopagato e sfruttato nelle quali versavano (arrivando comunque, anche se a stento, a mantenere famiglie intere, gestendo contemporaneamente il lavoro di cura, quello riproduttivo, quello domestico e quello proprio legato alle perle).
Le operaie più abili riuscivano a lavorare a tantissimi fili contemporaneamente - talvolta fino a 80 - grazie all'impiego della palmetta, un ventaglio di aghi legati insieme che immergevano di volta in volta nella sèssola, una palettina-vassoio colma di perle.
Il lavoro finito produceva dei mazzi di fili, e sulle quantità realizzate veniva calcolata la loro misera ma sostanziale paga (è da qui che deriva l'espressione colloquiale, ancora in uso, di 'farsi il mazzo', per intendere una gran fatica spesso non riconosciuta adeguatamente).
L'artigianato e il lavoro popolare femminile, spesso ridimensionati snobisticamente dal mondo accademico a 'operazioni minori' e 'arti applicate' sono qualcosa che va riscoperto e a cui vanno restituite dignità, voce, valore e storia, e l'intento di queste mie creazioni si pone proprio in questo solco.
Se le sceglierai, indossale con cura e spargi questo racconto collettivo insieme a me. Un piccolo gesto per tenere viva la memoria di qualcosa che non va dimenticato.
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