Sautoir Paleològo con Aquila bicefala

STRUTTURA E METALLI

Collana lunga con pendente centrale in Ottone su filo in seta doppio e ritorto con piccole Perle di Fiume dalla forma barocca e oblunga, intervallate da microperle giapponesi Miyuki in vetro placcato oro 24 kt e Cristalli trasparenti.

Placchetta lavorata e incisa completamente a mano, raffigurante l'Aquila Bicefala simbolo dell'Impero Bizantino.

 

Il metallo della placchetta patina naturalmente con il tempo. È consigliabile non portarlo a contatto con acqua e corrosivi e pulirlo con un po' di Sidol e un panno morbido quando necessario; ritornerà pulito e brillante. Per tutti gli altri consigli d'entretien dei gioielli potete consultare la pagina Care del nostro sito.

 

COLORE delle PERLE

Bianco avorio pulito.

 

DIMENSIONI

Lunghezza collana 70 cm

Placca: 30 x 2 mm ca.

 

Le collane con placche della collezione Marco Polo sono ispirate all'impiego tardoantico delle bracteae in ambito ornamentale.

Questi monili portafortuna erano realizzati con piccole campiture metalliche lavorate e battute a mano. In queste realizzazioni le ho associate alla tradizione degli enkolpia, amuleti e portafortuna in metallo e pietre preziose da legare al collo, particolarmente diffusi in tutto l'Oriente mediterraneo bizantino sia pagano che cristiano.

 

🌿 SIMBOLISMO DELLA PIETRA - PERLA

La Perla è cullata dall'acqua e custodita all'interno della conchiglia proprio come il bambino nel ventre materno. Legata al ventre (II chakra, Svadhisthana) all'acqua primordiale, all'inconscio, alla Luna e ai suoi influssi sul Feminino sacro, è il gioiello della femminilità per eccellenza. Non si tratta di una pietra, tuttavia, ma di materia organica; per questo motivo va custodita con particolare cura e indossata spesso perché è viva e ha bisogno del contatto con la pelle ed il suo calore (se lasciata a se stessa muore e si sfalda a poco a poco).

 

DI AQUILE E CACCE AL TESORO

Non c’è gioiello che non abbia una storia.

La mia nasce qui.

C’è una porta.

In un vecchio, vecchissimo luogo dai muri scrostati, dove un immenso caravanserraglio ottomano poggia le fondamenta sulle sostruzioni romane d’Oriente, in una Città ancora più antica che sorge dall’Acqua e dal Vento sulle rive di un Corno tutto d’Oro, proprio accanto a una gola di mare, dove le correnti si mescolano e il canto dei muezzin si leva sui minareti da una sponda all’altra, tra Asia ed Europa. Una Polis-ponte, che i secoli hanno reso di pietra.

Ecco, proprio qui, oltre le cupole e le mezzelune, oltre i cancelli, oltre l’odore pungente del sommacco e del peynir appena disposti sui banchi dai venditori, oltre il profumo del caffè macinato di fresco, dei melograni asprigni spremuti sul momento, oltre le ghirlande di luffe e di melanzane essiccate che pendono ovunque, oltre la musica degli oud che veleggia nell’aria, ben sopra il rumore dei negozi in cui la ‘mercatanzia’ si propone giorno dopo giorno da centinaia di anni, c’è Lei.

Un’aquila murata.

Che un vecchietto, quasi un paio di anni fa, in una lingua che non era turco ma nemmeno francese, forse un po’ greco ma non certo tedesco, mi ha mandato a vedere, dopo -non so come- aver sollevato il velo su quel brillìo degli occhi che arriva appena sento la parola magica: ‘Bizans’, nel turco francesizzato di Atatürk.

Quando si dice l’amore, al di là di qualunque barriera.

 

‘ Il Medioevo è incuriosito dagli uccelli. Li ama, li osserva in ogni occasione, li conosce assai bene, meglio dei pesci, per esempio.

Ció non toglie che i bestiari attribuiscano loro proprietà singolari, o addirittura facoltà magiche, derivate in larga misura dai testi dell’Antichità e dalle tradizioni orientali. Illustrare e commentare tali proprietà significa, per gli autori, arrivare alla ‘verità’, in maniera molto più efficace della semplice osservazione del cielo e della natura.

Gli uomini e le donne del Medioevo sanno osservare perfettamente la fauna e la flora, ma non sospettano neppure che tale osservazione possa avere un qualunque rapporto con il sapere, e meno ancora con la verità degli esseri e delle cose. Quest’ultima non rientra nel campo della Fisica, ma della Metafisica.

Il Reale è una cosa, il Vero un’altra, diversa e molto più importante. ‘

Michel Pastoureau, Bestiari del Medioevo, Torino 2012.

 

‘L’unico animale capace di guardare il Sole direttamente in faccia, sostenendone la forza e senza rimanerne accecato.’

Così l’Aquila viene descritta nelle tradizioni antiche, a partire da Aristotele e da Plinio nella Naturalis Historia, e nei Bestiari Medievali. L’uccello solare dotato di potenza e coraggio straordinari, che regna nel Cielo come diretto alter ego del Leone sulla Terra: entrambi collegati al Fuoco e alle energie calde, in contrapposizione alla natura fredda, ctonia, acquatica e lunare dei Serpenti, di cui sono acerrimi nemici e con i quali sono spesso raffigurati in una lotta furibonda fatta di qualità avverse e complementari.

Monocefala o bicefala, bicipite, a due teste: nel mondo greco classico era l’animale di Zèus; dall’antichità romana e soprattutto bizantina fu uno dei simboli del potere imperiale, profondamente significante nella sua natura maestosa, imponente, severa.

Un animale considerato di un’intelligenza eccezionale, che tutto poteva vedere col suo sguardo penetrante e la prospettiva altissima conferita dal volo, tanto da trasmutarsi in età protocristiana e poi soprattutto in epoca altomedievale e romanica nel simbolo di San Giovanni Evangelista all’interno del Tetramorfo, quell’iconografia immaginifica e fortemente simbolica per cui il Leone corrispondeva a San Marco, il Bue a Luca e l’Angelo a Matteo.

Un simbolo, un animale, una forza e una qualità per molte epoche diverse, in una trasmutazione semantica continua e -nonostante tutto- sempre collegata al Sole.

 

Indossalo con gioia e regalati un sorriso!

Sautoir Paleològo con Aquila bicefala

€ 189,00Prezzo
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    Non crediamo che le pietre siano dotate di poteri magici di per sé: promuoviamo invece e piuttosto un loro uso come da tradizione, più per ciò che simboleggiano o che hanno il potere di evocare che non per un effetto terapeutico in alternativa ad un approccio medico.

    Ognuno di noi appartiene ad una determinata cultura simbolica ed iconografica, che dipende dalla matrice culturale più ampia nella quale si è nati; noi studiamo e ricerchiamo questo aspetto, di cui le pietre e il loro impiego nella storia fanno parte, e ci piace indagare i diversi simbolismi che sono stati associati a determinate varietà gemmologiche in diverse culture, tra le quali ci sono anche la tradizione Ayurvedica indiana e la Cristalloterapia.  

     

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