Sautoir Kissòs con schegge di Corallo stabilizzato e foglia d'Edera

STRUTTURA E METALLI

Collana lunga con schegge di Corallo Rosa stabilizzato e grani di Cristallo su filo di seta, con microperle Miyuki in vetro placcato oro 24 kt al posto dei classici nodi separatori.Pendente centrale a forma d'Edera in Ottone sbalzato, con grosso anello decorativo.

Tutti i componenti metallici sono anallergici.

 

COLORE delle PIETRE

Cristalli: Bianco lattescente

Corallo: rosa carico (ha subito un leggero processo di stabilizzazione per enfatizzarne durezza e colore)

 

DIMENSIONI

Lunghezza collana: 70 cm ca

Pendente (anello compreso): 35 mm

 

Le collane della collezione Marco Polo sono associate alla tradizione degli enkolpia, amuleti e portafortuna in metallo e pietre preziose da legare al collo, particolarmente diffusi in tutto l'Oriente mediterraneo bizantino sia pagano che cristiano.

 

🌿 SIMBOLISMO DELLA PIETRA - CORALLO

Con il nome 'Corallo' si indica comunemente l’esoscheletro calcareo delle colonie di alcuni celenterati facenti parte dell'ordine dei gorgonari, che vivono in acque relativamente calde e non inquinate, a media profondità. La varietà rossa viene costruita dalle colonie della specie “Corallium Rubrum“, che raggiunge una dimensione massima di 30 cm e assume il colore rosso grazie alla presenza di sali di Ferro.

Nell'antica tradizione Ayurvedica il Corallo è conosciuto come Prawal in Sanscrito e Moonga in Hindi. Si tratta di un elemento legato al pianeta Marte, ed il suo impiego nella medicina indiana sottoforma di ossido o pasta è connesso a trattamenti complessi intenzionati a placare disturbi inerenti un eccesso di Pitta, come infiammazioni, ulcere, sovrapproduzione di bile.

La sua particolarità metamorfica e la sua relativa rarità lo hanno reso fin dall'Antichità particolarmente prezioso e ricercato per la realizzazione di monili ed amuleti.

L’Antichità Classica ne fa risalire l'origine mitica dal contatto di alcuni ramoscelli marini con la testa di Medusa, recisa da Perseo con l'aiuto di Atena. In questa osmosi, la proprietà pietrificante dello sguardo del monstrum viene trasferita direttamente nella 'pietra':

 

“L’eroe intanto attinge acqua e si lava le mani vittoriose; poi, perché le rena ruvida non danneggi il capo irto di serpi della figlia di Forco, l’ammorbidisce con le foglie, la copre di ramoscelli acquatici e vi depone la faccia di Medusa. I ramoscelli freschi e ancora vivi ne assorbono nel midollo la forza e a contatto col mostro s’induriscono, assumendo nei bracci e nelle foglie una rigidità mai vista. Le ninfe del mare riprovano con molti altri ramoscelli e si divertono a vedere che il prodigio si ripete; così li fanno moltiplicare gettandone i semi nel mare. Ancor oggi i coralli conservano immutata la proprietà d’indurirsi a contatto dell’aria, per cui ciò che nell’acqua era vimine, spuntandone fuori si pietrifica”.

Traduzione da Ovidio, Metamorfosi, a cura di Mario Ramous, Garzanti, Milano 1995, IV, 740-752.

 

L'area di estrazione più antica per questa 'gemma' è il bacino del Mediterraneo (per lo più il Golfo di Napoli e le zone marine attorno a Sicilia e Sardegna), seguita dalle coste del Giappone.

Si tratta di una 'pietra' molto delicata, sensibilissima al contatto con acidi e corrosivi, e facilmente soggetta a graffi ed incisioni per via della sua struttura porosa e friabile.

Grazie alla sua forma, al suo colore e alla sua misteriosa capacità di indurirsi al contatto con l’aria, nella Roma Antica il Corallo aveva assunto proprietà curative e apotropaiche, specie contro i fulmini e le morti improvvise. Una pratica diffusa era quella di far indossare ai neonati dei pendenti costituiti da piccoli rametti di Corallo; inoltre si somministrava la polvere da essi ricavata come medicinale per la prevenzione e la cura delle crisi epilettiche, degli incubi e dei dolori della dentizione.

 

🌿SIMBOLOGIA DEL GIOIELLO

'In associazione e in opposizione alla Vite, nell'Antichità classica l'Edera (Hedera Helix) era una pianta sacra a Diòniso, che per questo motivo veniva anche denominato Kissòs, dal nome greco della pianta.

La Vite e l'Edera sono sorelle che pur essendosi sviluppate in direzioni opposte non possono celare la loro parentela. Entrambe portano a termine una meravigliosa metamorfosi.

Nella stagione fredda la Vite giace come morta e nella sua rigidità somiglia ad un inutile tronco fino a quando, sotto il rinnovato calore del Sole, sprigiona un rigoglioso verdeggiare e un incomparabile succo infuocato. Non meno sorprendente è quanto accade all'Edera: la sua crescita mostra un dualismo che può benissimo ricordare la doppia natura di Diòniso. Dapprima essa produce i cosiddetti germogli ombrosi, i tralci rampicanti con le ben note foglie lobate. Più tardi però appaiono i germogli luminosi che crescono dritti, le cui foglie hanno una forma affatto diversa, e a questo punto la pianta produce anche fiori e frutti.

Si pottrebbe definirla, al pari di Diòniso, la nata due volte.

Il suo fiorire e il suo ricoprirsi di frutti stanno peraltro in un singolare rapporto di corrispondenza e di opposizione rispetto alla Vite. L'Edera fiorisce infatti in Autunno, quando per la Vite è tempo di vendemmia, e produce frutti in primavera. Tra i suoi fiori e i suoi frutti sta il tempo dell'epifania dionisiaca nei mesi invernali. Così in un certo qual modo l'Edera rende omaggio al dio delle inebrianti feste invernali dopo che i suoi germogli si sono spinti in alto nell'aria, quasi fosse trasformata da una nuova Primavera. Ma anche senza tale trasformazione essa è un ornamento dell'inverno.

Mentre la Vite dionisiaca necessita il più possibile della luce e del calore solare, l'Edera dionisiaca ha un bisogno sorprendentemente limitato di luce e di calore, e fa germogliare la sua freschissima verzura anche all'ombra e al freddo. Nel bel mezzo dell'Inverno, quando si celebrano trepidanti feste, essa si allarga baldanzosa con le foglie frastagliate sul terreno dei boschi, o si arrampica sui tronchi quasi volesse, al pari delle Menadi, salutare il dio o circondarlo nella danza.

La si è paragonata al Serpente, e nella natura fredda attribuita a entrambi si è trovato il motivo per cui essi appartengono a Diòniso. Nell'Edera si manifesta un tratto particolare della Zoè, della Vita: l'aspetto meno caloroso, di massima quiete, che si riscontra anche nel Serpente, altro simbolo dionisiaco il cui sangue freddo si oppone a quello caldo del Toro o del Caprone.

L'affinità di Edera e Vite è radicata nell'essenza stessa del dio dalla duplice figura: Luce e Oscurità, Calore e Freddezza, ebbrezza di Vita e soffio di Morte che tutto inaridisce. La molteplicità degli aspetti dionisiaci in lotta tra loro, eppure fra di loro congiunti, si manifesta qui in forma vegetale, si erge in lotta con se stessa e prodigiosamente trapassa dall'una forma nell'altra.'

Estratto da A. Cattabiani, Florario. Miti, leggende e simboli di fiori e piante, Milano 1996.

 

Indossalo con gioia e regalati un sorriso!

Sautoir Kissòs con schegge di Corallo stabilizzato e foglia d'Edera

€ 104,00Prezzo
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